La negazione della politica
20-07-2026
Leggi l’estratto da Fare utopia su CheFare
Tradizionalmente legata all’agire politico, l’utopia riguarda le proposte sociali più radicali, quelle che vanno in netta controtendenza rispetto al contesto che le circonda.
A ben vedere però l’utopia è la negazione della politica: non cerca di cambiare il mondo da dentro la polis, non siede al tavolo dei patteggiamenti e delle decisioni, ma anzi ne è costitutivamente esclusa. Nasce nel momento in cui il suo fondatore, Utopo, sceglie di tagliare letteralmente i ponti che lo legano alla terraferma, isolandosi, per dare la possibilità a un ordine diverso di nascere senza fastidiose intrusioni. La politica è dialogo, riforma, mutamento graduale e patteggiato che si realizza nel progetto di un futuro migliore e più funzionale. L’utopia è invece extraparlamentare per definizione: prima del dialogo cerca l’isolamento. Nasce col distacco dalla terraferma, conserva la propria indipendenza grazie alla separazione con il continente e punta a diventare sufficientemente esistente da rappresentare un’alternativa presente al potere. L’utopia dice che “il re è nudo”, ma senza rivolgersi direttamente al re. Lo fa e basta, come il bambino della nota favola, e poi continua con la propria vita, che è più vivace di qualsiasi arringa politica.